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  Floreana Le scelte di una vita
 
Diario
 



29 febbraio 2004

Progetto Legalità: "Le date della memoria"

Progetto legalità
 
A conclusione della serie di incontri propedeutici di febbraio e marzo nelle scuole della Provincia di Rimini, Massimo Russo - presidente dell'Anm Palermo, Paolo Crepet - psichiatra, Guido Federico - presidente Anm Rimini - Francesca Zavaglia - segretario Anm Rimini, discutono, insieme agli studenti delle scuole di Rimini e Riccione di educazione alla legalità.
7 maggio 2004 - Rimini
Anm - Sezioni di Palermo e Rimini, Comunità aperta - premio "Ilaria Alpi" -
 
 
 
La Copertina
 




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29 febbraio 2004

Mostra: "Jungla d'asfalto"

 

W.M. ZANGHI - JUNGLA D'ASFALTO
MOSTRA ALLA GALLERIA 61
Via XX Settembre, 61 Palermo 
 
 
 
 
William Marc Zanghi ha dipinto attimi.
Lo spazio è pieno di informazioni immobili, di ambientazioni surreali che il colore e la gestualità dell’artista marcano di sospesa connotazione.
Venti tele dipinte con smalti industriali e cento acquerelli con volti di personaggi sconosciuti che l’artista ha usato all’inizio del nuovo ciclo pittorico come per trovare il soggetto di una frase.
Le tele di Marc sono antinarrative, non raccontano, solo, squarciano per un attimo il tempo mostrandoci immagini dense di elementi immobili strutturati dentro un’azione senza inizio né fine.
Fotogrammi di pittura, surrealtà sottolineata ancora da strane creature che qua e là emergono nella figurazione come fantasmi, come elementi di disturbo: scimmiette appena tracciate con il bianco.
L’impressione di essere travolti dalla loro forza è data dall’impatto coloristico, dalla maniera di pittura con colature, chiazze dense e lisce di materia, brillantezza e riflessi, ancora schizzi di colore. La pittura di Marc non è uniforme e lo stesso pezzo contiene diversi spazi delimitati da altrettanti episodi di pittura.
La forza del lavoro di Zanghi è acuita da questa sorta di vicenda sospesa, che sta succedendo ma chissà dove e perché. L’immobilizzazione dei personaggi di Marc porta il fascino dell’insoluto, dell’immotivato, dell’incomprensibile.
La mostra quindi costruita come una grande e composita installazione, un montaggio di fotogrammi filmici non connessi tra loro ma in interrelazione con gli altri elementi dello spazio. L’ambiente sarà caratterizzato dai personaggi (i cento acquerelli), dalle scene (venti tele) da altre scene ancor più insondabili perché al buio (carboncini e disegni) e dalle scimmiette che, dopo aver invaso i fotogrammi e le anime dei personaggi di Marc, vivranno finalmente fuori dalla pittura: grandi sculture in poliuretano espanso appena tracciate, come da quel bianco delle tele, passeggeranno tra i visitatori della mostra.
Catalogo con testi di Cristina Alaimo.

La mostra resterà aperta alla Galleria 61, Via XX Settembre 61 - Palermo,
dal 6 marzo al 3 aprile 2004 e sarà visitabile dal martedì al sabato ore 10.00-13.00 e 17.00-20.00.

I venerdì la galleria 61 rimarrà aperta fino a mezzanotte.

 

http://www.sicily-news.com





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24 febbraio 2004

Petizione on line per Zeyla Zana

 

PROCESSO A LEYLA ZANA, HATIP DICLE, ORHAN DOGAN, SELIM SADAK

Ankara, 20 febbraio 2004
 
Ennesimo vergognoso rinvio della Corte di sicurezza di Ankara.
Oggi si è svolta l'undicesima udienza del processo e per l'undicesima volta è stata respinta le richiesta di rimettere in libertà gli imputati. Ormai le udienze durano meno di 3 ore e si continua a rimandare una conclusione a cui tutti, eccetto la Turchia sono giunti: Leyla Zana e gli altri tre coimputati devono essere liberati. Anche il recente intervento del presidente Prodi è rimasto senza risposta. La prossima udienza è stata fissata per il 12 marzo 2004.

Quando si riuscirà a mettere la parola fine a l'indecente persistenza del governo turco nella violazione dei diritti umani e civili nei confronti della minoranza curda?

FIRMA L'APPELLO PER LA SUA LIBERAZIONE!

 

 





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22 febbraio 2004

"Lasciate parlare le donne"

 

Lasciate parlare le donne
di Haggith Gor Ziv
 

Gli uomini sono stati in guerra, in Palestina, per 50 anni. Non è finalmente l'ora di tentare qualcosa di diverso? Noi sappiamo che la gente può vivere in questa terra. Noi sappiamo che i nostri bambini meritano una vita dignitosa e pacifica. Non vogliamo che i nostri figli vengano uccisi, ne' vogliamo che diventino assassini.

Basta con questa follia. Fermate questo dispiegamento di forza bruta.

Lasciate parlare le donne.

Aiutateci mettendovi in contatto con noi, urlando, manifestando, scrivendo e-mail e lettere e telegrammi in cui si chieda alle donne Israeliane e Palestinesi di guidare il processo di pace. Furono le donne a trovare il modo di uscire dalla terribile guerra del Libano. Noi, le donne, possiamo trovare il modo di mettere fine anche a questo orrendo ciclo di violenza.

Lasciate parlare le donne.

Gli uomini ci dicono di non avere paura. Ci dicono che dobbiamo essere "forti". Noi abbiamo paura, e vogliamo che anche loro abbiano paura. Non vogliamo essere "forti". E non vogliamo che gli uomini si sentano forti a questo modo, forti abbastanza per riuscire a far scomparire l'altro popolo, od essere sconfitti e vivere in disgrazia.

Vogliamo che tutti e ciascuno abbiano diritti: il diritto di essere ascoltati, di vivere in pace e dignitosamente. Noi vogliamo condividere le risorse di questa terra: la sua acqua, i suoi vini, i suoi luoghi sacri. Gerusalemme può essere condivisa da due popoli indipendenti ed orgogliosi, in eguaglianza. Israele non può dirigere le vite dei Palestinesi. Israele non può credere che la forza bruta, il potere, le bombe ed i fucili portino la pace.

Le donne Palestinesi e le donne Israeliane hanno parlato insieme, per anni, del proprio futuro comune. Migliaia di donne di tutto il mondo hanno sostenuto la nostra visione di pace.

Lasciate che parlino le donne. Lasciate che le donne facciano senso dove gli uomini non ne fanno.

Interpellate i vostri governi, parlate con i vostri amici, con i vostri leader e con voi stesse/i: chiedete loro e chiedete a voi stesse/i di fermare la violenza immediatamente. Chiedete che vengano riorganizzati i gruppi che devono negoziare e chiedete che almeno il 50% di ciascun gruppo sia formato da donne: ogni gruppo, quello dell'ONU, quelli dei governi coinvolti, quello Israeliano e quello Palestinese.

Le donne parleranno. Non spareranno.

Ci sono troppi uomini dall'ego smisurato coinvolti in questo pezzo di terra che brucia: domandate che ogni partito includa almeno tante donne quanti sono gli uomini. Lasciate parlare le donne: vi porteremo la pace.

Lavorate perché nella comunità internazionale si formi un gruppo di donne di tutto il mondo, il Corpo di Pace delle Donne, un gruppo di mediazione internazionale che ci ascolti, ci faciliti, ci aiuti a salvarci.

Lasciate parlare le donne.

Rimuovete gli uomini come referenti: hanno fatto un cattivo lavoro, qui. Parlano di potere, forza, sicurezza: noi sappiamo che la nostra sicurezza è essere dei buoni vicini. Senza dimenticare i torti del passato, ne' l'ineguale distribuzione del potere, noi ci focalizzeremo su come VIVERE qui in pace. Non vogliamo che gli uomini vestano uniformi. Non vogliamo che combattano. Vogliamo che abbiano il loro posto, la loro dignità, i loro diritti e che non debbano combattere per questo.

Lasciate parlare le donne.

Sentiamo il dolore, sentiamo la rabbia. Siamo spaventate.

Prima che sia troppo tardi: lasciate parlare le donne.

immagine

http://www.medmedia.org

 




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20 febbraio 2004

"Chiamatela Schifa"

 
opere inutili
CHIAMATELA SCHIFA
Le opere pubbliche del regime


di Claudio Fava


 

Il professor Mario Centorrino, prezioso economista siciliano, l'ha battezzata "Schifa", per rendere onore al suo mentore, l'inimitabile avvocato Schifani, capogruppo del partito di Berlusconi al Senato. E' una strada elettorale, una di quelle bretelle costose, inutili e quasi sempre oltraggiose che agitano le vigilie elettorali. Nei desiderata di Schifani e del suo compare, il sindaco polista di Corleone Nicolò Nicolosi, la superstrada dovrebbe attraversare il bosco della Ficuzza con un tracciato d'asfalto sopraelevato per far guadagnare otto-minuti-otto nel tragitto verso Palermo. E tutto questo al prezzo di dieci viadotti, quattro sottovie, quattro cavalcavia e tre gallerie destinate a sfregiare uno dei panorami più immacolati e dolenti della Sicilia da almeno un migliaio di anni. Alla Ficuzza c'è il palazzo dei Borboni, un vecchio casino di caccia vasto e levigato come la facciata del Louvre, che ospitò feste, amori e lutti. Alla Ficuzza, proprio nella piazza principale, la mafia tirò quattro revolverate al colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, correva l'anno 1977 e allora si usava punire certi pruriti d'indagine dell'Arma così, teatralmente: in piazza. Alla Ficuzza, dove le case sbavano nel bosco e il bosco salendo cede alle roccia, da qualche parte giacciono le ossa di Placido Rizzotto. Che Luciano Liggio ammazzò e precipitò in fondo a una gola detta Busambra, lasciando che fosse il fiero pasto per cani e bestie.

Oggi la Ficuzza è tutto questo e, insieme, uno sfogo felice per le domeniche dei siciliani. Ci sono sentieri dove s'arrischiano solo i muli di un vicino agriturismo, ci sono le trattorie che ti arrostiscono il castrato e te lo ubriacano di un rosso che dopo il secondo bicchiere dà sul nero. C'è, da una parte, un principio di mare che non si vede ma si sente perché è subito oltre quelle creste cariche di infame storia patria (Portella della Ginestra, Altofonte…). Dall'altra parte c'è, rocciosa, Corleone che si dibatte eternamente tra servitù e ribellione. In questo quadro d'altre epoche, la stradona di Schifani farà aumentare per qualche tornante la velocità media delle automobili da 54,2 a 65 chilometri l'ora. Insomma, non serve a nulla: ma costa. Elargirà un po' di miserabile lavoro. E procurerà voti, sorrisi, riconoscenze. Come accadde con metà delle dighe siciliane: costruite e mai inaugurate. Utili a bandire appalti di famiglia, a spendere vagonate di miliardi e a far tagliare nastri.

"Schifa" l'ha chiamata Centorrino, come ai tempi del sacco d'Italia si chiamò PiRuBì (dal nome dei suoi ministri: Piccoli, Rumor, Bisaglia) l'inutile autostrada che oggi scorrazza nelle valli trentine fra Trento e Rovigo. Ecco la più cocente delle delusioni: non abbiamo inventato nulla. Neppure l'avvocatuzzo Schifani, con il suo riportino da barberia palermitana: anche lui è solo un orfano d'altri tempi e d'altre indecenze.

 

www.itacanews.it




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18 febbraio 2004

Petizione on line: L'orientamento sessuale è un diritto umano"

Il prossimo marzo, le Nazioni Unite
voteranno un testo storico che dichiara che
l'orientamento sessuale é un diritto umano.

Per favore firmate questa petizione on-line:
http://www.ilga.info/brazilianresolution/petition.asp?LangueID=4 per sostenere il testo e visitate il nostro sito
http://www.brazilianresolution.com
per ulteriori informazioni
 
 
 
 
Dal Sito
 
“Firmate la petizione per la Risoluzione brasiliana! La Vosta opinione ed il Vostro appoggio sono fondamentali!”

 

Si, io sto firmando questa petizione per esprimere il mio appoggio alla risoluzione E/CN.4/2003/L.92 riguardante “diritti umani ed orientamento sessuale” presentata nel 2003 dalla delegazione del Brasile alla 59 sessione della Commissione sui Diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra.
La risoluzione, che sarà nuovamente esaminata nella 60 sessione della Commissione nel 2004, esprime “profonda preoccupazione in occasione di palesi violazioni di diritti umani nel mondo contro le persone, a causa del loro orientamento sessuale” e pone l’accento sul fatto che il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali “non sia impedito in alcun modo per motivi di orientamento sessuale.”
Io sostengo con la presente questa risoluzione che specificamente:
• Invita gli Stati a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale;
• Pone l'attenzione data alle violazioni dei diritti umani per motivi di orientamento sessuale nelle procedure speciali dei rapporti alla Commissione su Diritti umani, così come dal trattato che esamina i corpi, ed incoraggia tutte le procedure speciali della Commissione, all'interno dei loro mandati, di prestare la dovuta attenzione al riguardo;
• Richiede espressamente che l’ Alto Commissariato per i Diritti umani delle Nazioni Unito presti particolare attenzione alla violazione di diritti umani per motivi di orientamento sessuale.

Io esprimo altresì il mio appoggio a favore dell' inclusione del termine “'identità di genere” oltre al termine “orientamento sessuale” nella risoluzione per prendere in considerazione le numerose violazioni di diritti umani commesse sulla base dell'identità di genere.

  Maggiori Informazioni
  Sostenete ILGA!
   

 

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17 febbraio 2004

Samuela Camelliti - Senza titolo

 

Senza titolo

di Samuela Camelliti


Che ne sarà di questo sole
adolescente, ora che non torna
la premura del domani
e tutto tento di finire
per avere quiete, incerta
quiete della sera, respiro opalescente
della vita
che tutt'attorno s'è raccolta
nell'ora dura della scelta:

con perplesso ristoro
sollevo la mano
al vento che ritorna...

 




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17 febbraio 2004

Pattumiera Sicilia





PATTUMIERA SICILIA
Termovalorizzatore di Paternò:
i conti non tornano


di Marina Mongiovì, esclusivo per Itaca



 

Vi ricordate il termovalorizzatore di Paternò? La scorsa estate un consorzio di sei società si aggiudicò la gara, bandita dalla Regione Sicilia, per la realizzazione di un grande termovalorizzatore con annessa discarica. In Contrada Cannizzola, a cinque chilometri dal centro abitato, tra aranceti e uliveti. Fiutano subito l'affare il sindaco di Paternò Pippo Failla (AN), il vicesindaco Salvatore Torrisi (Forza Italia, uomo di Pino Firrarello) e l’assessore all’Urbanistica Vittorio Lo Presti (Udc) che in poche settimane rinnega il suo antico spirito ambientalista. Unica impresa a concorrere all'appalto e ad aggiudicarsi la gara la D.B. Group S.p.A che viene grazosamente autorizzata anche al  recupero di rifiuti speciali e pericolosi.


Adesso ci si sono messi di mezzo anche il ministero dell’Ambiente con Paolo Togni, il capo di gabinetto del ministro Altero Matteoli. Nei mesi scorsi  sono arrivate da Roma due lettere. Destinatari: la Regione siciliana, il comune di Paternò e  Legambiente. La prima, firmata da Alessandro La Posta, è datata 21 novembre e dice, senza giri di parole, che nei SIC (siti di interesse comunitario) “Contrada Valanghe” e “Tratto di Pietralunga del fiume Simeto” di Paternò (aree in cui ricadrà il polo di trattamento dei rifiuti) qualsiasi progetto, a maggior ragione un termovalorizzatore, è vincolato da precise condizioni. Una su tutte: la costruzione dell'impianto e della discarica  non deve pregiudicare l’integrità del sito e la salute dell’uomo. Aggiunge il ministero che si deve necessariamente tener conto del parere della comunità locale e di quello della Commissione Europea. E che é meglio prendere in considerazione il trasferimento del termovalorizzatore in un'altra zona.


Un mese dopo lo stesso Ministero dirà l’esatto contrario. La nuova missiva, telegrafica, questa volta sottoscritta da tal Aldo Cosentino, tiene a precisare che il Ministero è favorevole all’iniziativa. E dà lo sta bene alla costruzione del termovalorizzatore: i SIC diventano PSIC (la P sta per probabile) e in fondo alla pagina si ricorda che la valutazione di incidenza spetta solo ed esclusivamente all’amministrazione regionale. E pazienza per il parere della Commissione Europea e dell’opinione pubblica locale. Ma com'è stato possibile un cambio di rotta cosí radicale in poco più di trenta giorni? Una svista? O c’è dell’altro?


L’attuale  capo di gabinetto del Ministero - dicevamo - è il signor Paolo Togni. Che è contemporaneamente vicepresidente della “Sogin”, una società a capitale pubblico incaricata della gestione delle scorie nucleari. Se ci si limitasse a questo, nulla di strano. Ma poco prima della nomina ministeriale, Togni era anche presidente della filiale italiana della Waste Management, società specializzata nello smaltimento dei rifiuti che è stata, con i suoi 950 milioni di vecchie lire, una delle maggiori finanziatrici della campagna elettorale di Forza Italia. A chiudere il cerchio, il gruppo Waste fa parte, del consorzio che si è aggiudicato l’appalto per la realizzazione dell’inceneritore paternese. Insomma, come ricorda in un'interrogazione parlamentare il senatore di Rifondazione Comunista Tommaso Sodano, Togni è in una macroscopica condizione di conflitto d’interessi. Nonostante le dimissioni dalla presidenza del gruppo “Waste Italia” il signor Togni ha continuato a lavorare nell’interesse della società senza troppi pudori: é dello scorso anno la convocazione al ministero di tutti i sindaci dell’isola d’Elba per proporre l’acquisto di un inceneritore da affidare in gestione trentennale (che coincidenza!) proprio alla Waste. Ma a lasciare perplessi sono anche gli attuali incarichi di Togni, al Ministero e con la Sogin. Lo scorso anno fu commissionato alla Sogin uno studio per accertare la presenza di diossina ad Acerra, area interessata alla costruzione di un inceneritore. I risultati furono contrastanti. Secondo il Ministero della Sanità  e dell’Agricoltura vi era una concentrazione allarmante di diossina mentre per la Sogin nessuna traccia. Un altro passo falso, più di recente, sul "cimitero nucleare" che il governo Berlusconi avrebbe voluto piazzare prima in Sardegna e poi a Scanzano Jonico. Da una parte c'è la Sogin (vicepresidente Togni), cui spetta il compito di gestire i rifiuti nucleari, dall'altra c'è l’Apat, l'agenzia di protezione dell’ambiente che fa capo al ministro dell’Ambiente (capo di gabinetto Togni) che dovrebbe controllare la Sogin. Insomma Paolo Togni è controllato e controllore: pensate che ci sia da fidarsi?


Intanto a Paternò, come nel resto dell’isola, si ritiene quantomeno bizzarra la pretesa di Totò Cuffaro di far sparire quasi tre milioni di tonnellate di rifiuti di ogni genere costruendo cinque termovalorizzatori in Sicilia. Il governatore evidentemente ha saltato un passaggio fondamentale: la raccolta differenziata, che in Sicilia è ferma al 3%. Allo stato, gli impianti di termovalorizzazione finirebbero per incenerire qualsiasi rifiuto. Anche quegli tossici: producendo diossina. Con buona pace per la salute dei siciliani.


 


 


www.itacanews.it




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15 febbraio 2004

"Un volto per la vita"

 

In Bangladesh ogni giorno donne che vogliono affermare
il loro diritto di scegliere subiscono una terribile violenza che brucia nel profondo la loro dignità, il volto, la loro bellezza.
Voltare lo sguardo, per loro, può bruciare come l'acido.
Uomini che pretendono amore e che, invece, elargiscono violenza e distruzione a piene mani.
Ecco perché aiutare queste donne significa fare solidarietà.
L'arma più forte contro chi le ha sfigurate.
Chi ha deturpato il loro viso ha, infatti, il preciso scopo di emarginarle, devastarle tanto da renderle repellenti allo sguardo

 

L'Associazione Internazionale delle Donne per la Comunicazione
MEDiterranean MEDIA, in collaborazione con COOPI-Cooperazione Internazionale,
intende promuovere azioni di sostegno per ridare un volto e restituire dignità alle donne del Bangladesh
 

ll Progetto di COOPI

Le poche operazioni che saremmo riusciti ad eseguire, magari all'estero, non sarebbero state altro che un palliativo: la risposta da dare é più complessa. Due missioni di COOPI sulle tematiche della chirurgia plastica e della pianificazione e progettazione di interventi sanitari in realtà particolarmente difficili, hanno permesso di individuare le linee basilari del progetto.

In campo sanitario COOPI si propone la creazione di un centro di riferimento e il potenziamento delle competenze del personale locale, attraverso corsi di formazione rivolti a personale medico e paramedico. Questo stesso personale, una volta formato, potrà in un prossimo futuro occuparsi direttamente del lato chirurgico.

Il problema non si risolve con la sola operazione chirurgica: l'acido infatti, oltre a deturpare i volti delle vittime, va a danneggiare gravemente funzioni fondamentali come la vista e l'udito, nonché la mobilità delle parti del corpo.

Per quest'ultima si rende necessario un lungo trattamento di fisioterapia riabilitativa, ed anche in questo caso è prevista la formazione di personale locale. Unitamente all'intervento chirurgico e alla fisioterapia, significativa importanza riveste il recupero psicologico delle vittime degli attacchi, un lavoro che COOPI sta già portando avanti coinvolgendo nelle sedute anche le stesse famiglie delle donne sopravvissute all'acido.

In campo sociale, il supporto psicologico e la formazione professionale rivolta alle vittime delle aggressioni, rendono possibile il reinserimento delle giovani donne nella società, con un ruolo potenziato dalla loro indipendenza economica, condizione conquistata grazie alla creazione di cooperative di lavoro. La complessità e la molteplicità dei settori toccati dal progetto hanno reso indispensabile la ricerca di un ente finanziatore che possa affiancare la risposta della solidarietà popolare. Su queste basi, la nostra psicologa Alessandra Ferri sta lavorando dal luglio del 1998.

 

http://www.medmedia.org




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13 febbraio 2004

"Il Candidato"

L'inchiesta di Palermo
su Cuffaro e Borzacchelli


di Claudio Fava

 

Delle recite siciliane di questi giorni (tribunali, governatori, marescialli...) c'è un dettaglio straordinario, uscito troppo in fretta dalle cronache: le 4.852 preferenze dell'onorevole Antonio Borzacchelli, ex maresciallo dell'Arma, raccolte per le elezioni siciliane di tre anni fa. Ora, per dirla con franchezza, quando un partito politico decide di rivolgersi a un sottufficiale dei carabinieri per proporgli una prestigiosa candidatura (il Parlamento siciliano, perbacco!), i casi sono due. O siamo in presenza d'un uomo che per meriti d'ufficio, per l'alta qualità del lavoro investigativo svolto o per aver catturato inafferrabili latitanti rischiando la pelle è diventato un simbolo della lotta alla mafia, e dunque merita d'essere candidato, come avrebbe detto Totò, a prescindere. Oppure quel maresciallo é una formidabile macchina da voti, un leader sindacale del Cocer, insomma uno capace di portare alla lista qualche migliaio di preferenze in dote.

Il fatto è che Borzachelli non era ne l'uno né l'altro. E chi l'ha infilato nella lista di Totó Cuffaro (l'UDC, per la cronaca) sapeva perfettamente che quel sottufficiale non avrebbe offerto nè voti nè lustro al partito. Dunque? Perchè è stato candidato l'ex maresciallo Borzachelli? In nome di quali virtú gli hanno offerto i voti e l'hanno fatto eleggere? Di lui si diceva, già da anni, ció che adesso i giudici di Palermo raccolgono in pazienti faldoni dopo averlo ammanettato. Si conoscevano le sue amicizie, le sue ostentazioni, i suoi vizi. Perfino i suoi soprannomi. Eppure il partito del presidente lo accoglie, lo candida e  lo fa eleggere: perchè?

Se non rispondiamo a questa candida domanda, se non affrontiamo il problema del modo in cui la politica al Sud si autoalimenta e costruisce i propri ceti, se non troviamo il coraggio di ammettere che di tutta la malinconica querelle siciliana il passaggio più imbarazzante (e più devastante per le istituzioni) è proprio la scelta di candidare un tipo come Borzacchelli, sapendo che ciò che serviva non era la sua etica privata nè la sua divisa ma i rapporti personali che aveva fabbricato, i lacci e lacciuoli che lo legavano a cliniche, affaristi e mammasantissima: se non diciamo (anche noi, anime belle della sinistra) che la ricerca del consenso non può giustificare ogni miseria, ogni svogliatezza, ogni scorciatoia, finiremo davvero per credere che tutto sarà risolto quando il buon Totò Cuffaro si tirerà fuori per il rotto della cuffia dal questa inchiesta. E per il futuro continueremo a chiedere ai giudici di lavare i nostri panni sporchi, ci indigneremo quando alzeranno la voce, ci flagelleremo quando metteranno mano al codice penale e brinderemo con ottusa allegria a ogni assoluzione. In attesa di infilare in lista il prossimo Borzacchelli.

  

 

www.itacanews.it


 




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